Showcase: Aurelio Bormioli

Aurelio Bormioli (Savona, 1969) si è avvicinato alla fotografia da bambino, grazie al padre fotoamatore. Durante gli anni ’90 l’ha però trascurata per dedicarsi alla scrittura, altra sua grande passione. In seguito ha approfondito la sua passione frequentando una serie di workshops con professionisti del settore, fra cui Ivano Bolondi, Roberto Rocchi, Pino Ninfa ed Ernesto Bazan. Dal 2008 si è appassionato alla fotografia stenopeica. Attualmente utilizza una pinhole camera Zero 2000 6×6 e una Zero 6×9 Multi Format, impiegando sia pellicola in bianco e nero che a colori.

Intervistato da Chiara Costantino
 
 

 Ciao Aurelio! Quando hai iniziato a fare fotografie e perché?

Mi sono avvicinato al mondo della fotografia grazie a mio padre: da ragazzino lo osservavo affascinato quando si metteva in poltrona a controllare l’attrezzatura e pulire gli obiettivi… Spesso facevamo qualche gita in Italia o all’estero e al ritorno, non appena era possibile, si procedeva alla proiezione delle diapositive sull’apposito schermo… era un rito di famiglia per rivivere dei bei ricordi. Nel 2000 la collaborazione con lo studio fotografico di un mio caro amico, Davide Coppa, ha segnato il cambio di marcia definitivo: è con lui che ho iniziato ad affinare le mie capacità. Per quanto riguarda il perché… per riuscire a cogliere in un’immagine la bellezza di quello che mi circonda, nel modo in cui io la “percepisco”.

Ci sono fotografi o altri artisti che ti hanno influenzato?

Decisamente sì , sono molti i grandi fotografi che hanno avuto una qualche influenza o sono stati fonte di ispirazione, anche se spesso praticano generi fotografici molto diversi tra loro: Michael Kenna, Kenro Izu, Gianni Berengo Gardin, Steve McCurry, Carmelo Bongiorno, Luigi Ghirri e Mimmo Jodice… ritengo il suo “Perdersi a Guardare” uno dei migliori libri fotografici degli ultimi anni! Un certo ascendente può averlo esercitato anche la pittura: per esempio il movimento impressionista, adoro Monet e anche qualcosa del surrealismo come De Chirico e Salvador Dalì.

Puoi spiegare brevemente ai lettori la tecnica del foro stenopeico? Come ti ci sei avvicinato?

L’incontro con la fotografia stenopeica è relativamente recente, risale al 2008. Partecipai ad un workshop dal tema “fotografare con lentezza” in cui si utilizzava questa tecnica. L’impatto iniziale fu deludente ma quando dopo un paio di settimane ci furono consegnate le foto realizzate durante la prova pratica, rimasi folgorato dal potenziale di questo genere fotografico e la delusione si trasformò in entusiasmo. Il foro stenopeico consiste in una scatola dotata di un minuscolo forellino da dove passa la poca luce che andrà ad impressionare la pellicola. Le caratteristiche principali sono la profondità di campo pressoché totale, (il foro può corrispondere a valori di diaframma f/138 – f/240 e oltre), i lunghi tempi di esposizione e la scarsa definizione dell’immagine. L’attrezzatura è semplice: un buon cavalletto, un esposimetro separato, un cavo di scatto flessibile possibilmente dotato di fermo e naturalmente, la pellicola 120, bianconero o colore. Le cose si complicano in fase di ripresa, dove al posto del mirino si deve utilizzare un cartoncino con un’area quadrata di plastica trasparente: avvicinandola a un occhio permette di avere un’idea abbastanza precisa di quello che andremo ad inquadrare. Un altro problema è dovuto al difetto di reciprocità: essendo la pellicola una composizione chimico-organica reagisce in un certo modo alla luce e quando il tempo di posa supera i 2 secondi, non risponde più come ci si aspetterebbe. Questo è dovuto al fatto che la relazione tempi/diaframmi non è più valida quando il tempo di posa diventa molto lungo. Cosa che obbliga a fare un po’ di calcoli per non ritrovarsi con immagini pesantemente sottoesposte. Attualmente utilizzo le fotocamere della linea Zero Image, una Zero 2000 6×6 e una Zero 6×9 Multiformat, ma sul mercato si trovano alternative meno costose e in molti si autocostruiscono le proprie “pinhole cameras”.

 Lavori sia con il digitale, usando una Nikon, che con l’analogico, usando il foro stenopeico come dicevamo e una Hasselblad. Che differenze tecniche e stilistiche puoi tracciare tra le due modalità di fotografare?

Per il digitale utilizzo una Nikon D3. Ho bisogno della massima affidabilità poiché sovente viaggio in luoghi dalle condizioni climatiche difficili e questa fotocamera è una vera corazzata! Il digitale ha il suo punto di forza nella velocità e nel poter valutare in tempo reale il risultato. E’ anche più sfruttabile, non sempre si ha il tempo di piazzarsi sul cavalletto e studiare a lungo il soggetto. Con il foro stenopeico e l’Hasselblad si entra decisamente in un’altra dimensione. L’approccio è molto più meditativo, occorre anche saper sviluppare una maggiore capacità di previsualizzazione di quello che sarà il risultato finale. Tecnicamente le cose sono più complicate, qui non esiste alcun automatismo che intervenga ad aiutare il fotografo. Senza dimenticare il formato quadrato delle immagini che esercita su di me un fascino notevolmente superiore a quello classico rettangolare.

Lavori nel campo della pubblicità e delle cerimonie. Quanto influisce un lavoro commissionato sulla scelta della tecnica da utilizzare? Questo ha ripercussioni anche sugli scatti che fai nel tempo libero?

Diciamo lavoravo… E’ da circa quattro anni che non collaboro più con studi fotografici. Con il trascorrere del tempo sono diventato un po’ insofferente nei confronti di matrimoni, comunioni e altri eventi. Comunque, per i matrimoni impiegavamo reflex e fotocamere medio formato, mentre in campo pubblicitario dove si necessita di forti ingrandimenti, si lavorava quasi esclusivamente con Hasselblad. Una volta arrivato il digitale, si è lentamente iniziato ad utilizzare solo quello. Le ripercussioni ci sono sul fronte della competenza e capacità tecniche che si acquisiscono lavorando in questi campi. La fotografia di matrimonio a esempio, anche se spesso viene snobbata, rappresenta una palestra molto valida e completa: si fa del reportage, paesaggio, ritratto, s’imparano a gestire diverse situazioni di luce e…non si può sbagliare!

Dalla gallery presente sul tuo sito si evince che hai viaggiato molto! Non solo in Italia, ma anche in Giordania, Islanda, Siria… Parlaci di queste esperienze.

Ci sono luoghi che hanno sempre esercitato una grande attrazione su di me. Inevitabile quindi tentare di “risolverli” fotograficamente prima o poi. Per la Giordania, è difficile trovare aggettivi sufficienti a descrivere la bellezza del complesso archeologico di Petra, in cui la maestosità dell’opera dell’uomo si sposa con la bellezza del paesaggio naturale , dotato di forme e colori della roccia davvero incredibili! Il deserto del Wadi Rum è silenzio e magnificenza della natura. Faceva una certa impressione aggirarsi nei luoghi teatro delle imprese di Lawrence d’Arabia. La Siria è notevole sotto il profilo storico e archeologico, è ricchissima di rovine di grande interesse tra cui Palmira, Apamea e molte altre. Ma della Siria ricordo particolarmente un popolo cordiale ed ospitale che non merita quello che sta passando in questi ultimi tempi… L’Islanda è magica! Si ha l’impressione di rivedere la Terra come doveva essere milioni di anni fa. In effetti, ci sono ambienti in cui l’uomo appare quasi fuori contesto, sorprenderebbe meno vedere aggirarsi qualche dinosauro tra i suoi canyon e paesaggi vulcanici. Comunque i miei viaggi più impegnativi sono stati Socotra (Yemen) e la Groenlandia. Lo Yemen è un paese integralista musulmano, quindi richiede una certa attenzione da parte di noi occidentali: mai fotografare le donne. Giunto a Socotra, un’isola straordinaria, il problema è stato il caldo umido tropicale davvero insopportabile. Dopo tre giorni ho avuto un colpo di calore nella fascia desertica dell’isola e ho passato qualche brutto momento. La Groenlandia è stata impegnativa sotto l’aspetto fisico: molto trekking difficoltoso sia per il tipo di terreno che per la durata (a volte anche 7-8 ore). Un paesaggio primordiale che mette un po’ in soggezione!

Ti trovi più a tuo agio mettendo in posa le modelle o rubando uno scatto spontaneo qua e là?

Qualche indicazione su come muoversi e quale posa assumere conviene sempre darla, poi bisogna esser bravi anche a cogliere momenti ed espressioni particolari che possono nascere spontaneamente.

I tuoi lavori sono apparsi su riviste specializzate e hai ricevuto menzioni d’onore in importanti concorsi. Quanto internet ti ha aiutato a far conoscere la tua arte?

Internet è sicuramente una vetrina importante per un fotografo. Ne ho avuto un esempio recentemente: ad aprile sono stato contattato da Editrice Progresso (Zoom, PC Photo, Progresso Fotografico, Classic Camera, ecc.) che avendo visionato alcuni miei lavori in rete desiderava pubblicare una mia intervista corredata da alcune foto per la nuova uscita di Progresso Fotografico Serie Oro, incentrata sulla fotografia di paesaggio. Ho visionato la bozza dell’articolo pochi giorni fa e sarà in edicola nel mese di luglio.

Cosa consiglieresti a un ragazzino che dal nulla volesse avvicinarsi al mondo della fotografia?

Di cercare di capire quale genere di fotografia si avvicina di più al proprio gusto, scegliersi alcuni autori che ritiene ideali e studiarne a fondo sia il modo di comporre l’immagine che la gestione della luce. Se ne ha la possibilità, cercare di frequentare un circolo fotografico per assimilare indispensabili nozioni tecniche da persone più esperte. Inoltre, leggere molto, guardare film, sono tante le cose che “assorbiamo” senza neanche rendercene conto e che ci possono dare nuovi spunti fotografici.

In passato ti sei dedicato anche alla scrittura, accantonando per un po’ la fotocamera. Ti occupi di altre forme d’arte al momento, oltre la fotografia?

No, ormai vivo solo per fotografare!!

Qual è l’esperienza che ti manca nella vita e che vorresti fare?

Domanda impegnativa… Forse vivere per un certo periodo all’estero in qualche luogo particolarmente suggestivo.

Che progetti fotografici hai in cantiere per il futuro?

Una cosa un po’ particolare cui sto pensando ultimamente sarebbe di percorrere tutta la costa della Sardegna per riprenderla esclusivamente con il foro stenopeico… Altre cose sono sempre legate al fattore viaggio: sento di non aver risolto a dovere l’Islanda e mi piacerebbe tornarci! E poi c’è l’Africa….anche se mi spaventa un po’ il caldo!!!

More of Aurelio Bormioli’s work here

(Images © Aurelio Bormioli)

Comments
One Response to “Showcase: Aurelio Bormioli”
  1. PK says:

    Another fantastic artist!

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