Le vie del cinema: Locarno e Venezia 2012.

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Anche quest’anno è finita la rassegna che porta qui a Milano i film della Biennale di Venezia e di Locarno. Purtroppo non vengono proiettati tutti i film e in più, per ovvi motivi di spazio-tempo, ognuno deve fare delle scelte. A volte va bene e altre volte va male, è un rischio che bisogna correre con una scelta di circa quindici pellicole. Andrò con ordine e partirò a raccontarvi cosa ho visto dal primo all’ultimo giorno. Quest’anno c’è stata una piccola novità: sono stati aggiunti i film della rassegna di Locarno, che, gli altri anni, venivano proiettati una settimana prima circa. Nessun problema, si leggono le trame, si guarda il programma, si calcolano gli orari e tutto si sistema in un programma serrato che per me è stato di quindici film in sette giorni.

Piccola avvertenza prima di partire: non chiedetemi perché, ma quasi sempre, che si tratti di film o libri non fa differenza, mi ritrovo sempre ad avere un grande problema con i premi assegnati. Infatti, La Fille De Nulle Part di Jean Claude Brisseau si è aggiudicato il Pardo D’Oro a Locarno e ancora devo capire bene il perché. Premetto che alla fine della rassegna non è il film più brutto che abbia visto, però non riesce a convincere lo stesso. La storia non è nulla di sorprendente e cerca di stupire con i suoi momenti da film del mistero, che non si capisce se vogliono essere presi sul serio o se vogliono essere la misera messa in scena dei fantasmi della memoria del protagonista. Detto questo, è un film che si fa vedere, a patto di non aspettarsi grandi momenti cinematografici.

Tra i tre film che ho visto di Locarno, Starlet di Sean Baker, è il migliore: un film onesto, senza pretese e con un piccolissimo finale a sorpresa. Ha vinto il primo premio Giuria Dei Giovani e a ripensarci ne capisco il perché; si tratta di un film con protagonisti dei giovani che sbarcano il lunario in modo alternativo, ossia buttandosi nel mondo del porno, che qui viene ritratto come un mondo come un altro, dove sul set si conosce gente simpatica e si lavora bene.

Per quanto riguarda la rassegna di Locarno ho chiuso con Somebody Up There Likes Me di Robert Byington, che si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria. Come abbia fatto per me rimane un mistero. E’ il classico film durante il quale tutta la sala ride e tu no, lì al buio nel tuo angolino ti chiedi perché; vorresti fermare il film e domandarlo a tutta la sala: perché state ridendo? Questa scena non è divertente, rifletteteci un attimo. Rileggo la trama e vedo cose scritte che proprio non corrispondono a realtà. Max, il protagonista che non invecchia mai, è un post-moderno Dorian Gray. Su post-moderno evito anche solo di iniziare a commentare perché ormai è un aggettivo che viene usato a caso e ha perso il significato originario. Sì, Dorian Gray immagino lo abbiano usato in quanto non invecchia  mai, ma non esiste ritratto di sorta e nessuna morte tragica alla fine. Continuo a leggere: Max affronta le situazioni della vita con perplessità e cinismo; se questa era l’intenzione l’attore proprio non riesce ad esprimerlo, sembra solo un uomo messo a caso da qualsiasi parte lo si metta. Qualcuno ha provato a salvare questa pellicola dicendo che era surreale, no, un attimo, ma il surreale sappiamo ancora che cosa è? Perchè in questo caso si tratta solo di un brutto film.

Con i film di Venezia prometto che cercherò di essere più veloce, lo prometto. Low Tide di Roberto Minervini: assodato che ogni storia è già stata raccontata, un po’ di fantasia la vogliamo impiegare?

Aprés Mai di Olivier Assayas: Parigi, anni Settanta. Come si fa a descrivere un bel film? Di quelli che ti lasciano emozioni e curiosità su degli anni che non hai potuto vivere? Un consiglio: da vedere assolutamente.

Superstar di Xavier Giannoli è la prima sorpresa di questa rassegna. Ero pronta a vedere un film ridicolo: dal nulla, un anonimo uomo qualunque, diventa famoso e tutti vogliono foto e autografo. Capite perché ero dubbiosa? Invece ho visto un film che cerca di vedere “la fama” dalla prospettiva di chi non la ricerca e anche quando arriva, non la vuole, non gli interessa. Si perde un po’ nel finale, ma nulla di grave, poteva andare molto peggio.

The Iceman di Ariel Vromen. Assieme ad altri due titoli per me si gioca il titolo di miglior film. Più di un’ora e mezza con il fiato sospeso e non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo. Basato sulla storia vera di Richard Kuklinski: un killer spietato che fa di tutto per la sua famiglia che è allo scuro della sua vera professione. Il ruolo della moglie è lasciato a una Winona Ryder bravissima, ma su tutti vince il protagonista, Michael Shannon, stupendo nei suoi momenti di glacialità e perfetto quando crolla.

Se Mamma Mia vi era piaciuto, allora Love Is All You Need di Susan Bier fa per voi. Siamo di nuovo a festeggiare un matrimonio in un paese straniero e questa vota tocca alla costiera amalfitana (con qualche canzone tipica di troppo). Per chi sta attento, nei primi dieci minuti si capisce come evolverà la storia, ma anche in questo caso, il film non diventa inutile e rimana una cosa davvero piccola ma guardabile.

Fill The Void di Rama Burshtein è uno di quei tre titoli tra cui non so scegliere per il migliore. E’ la storia di una famiglia cassidica ortodossa di Tel Aviv presa in un momento tragico. Un ritratto dall’interno e molto intimo.

Paradise: Faith è il secondo episodio della Trilogia Paradies di Ulrich Seidl. Se il primo, presentato lo scorso giugno a Cannes, reggeva bene, questo è uno dei film peggiori di questa rassegna. Quasi due ore di sofferenza, in cui oltre alla protagonista Annamaria, la quale soffre ma in nome di Gesù, siamo noi a soffrire nella speranza di vedere la fine.

Tango Libre di Frédéric Fonteyne, oltre ad avere una colonna sonora da innamorarsene, riesce a raccontare la storia di un quadrangolo (addirittura) amoroso fra: una guardia carceraria che nel tempo libero balla il tango, una donna che vive secondo regolo tutte sue e se ne infischia del resto del mondo, che adora il tango anche lei e due carcerati, uno marito e l’altro amico molto intimo della donna. I momenti divertenti e non iniziano quanto tutti e quattro di conoscono.

Linhas De Wellington di Valeria Sarmiento dura due ore e trenta. Basta essere preparati perché ne vale la pena; il film è molto bello e ci sono un paio di cameo interessanti, ma bisogna sapere a cosa si va incontro. Portogallo, 1810, vediamo come si arrivò alla sconfitta dei francesi per mano dei portoghesi capitanati dagli inglesi.

Blondie di Jesper Ganslandt. Piccola storia famigliare quasi tutta al femminile. Spiace per alcuni buchi lasciati scoperti durante la narrazione e di come alcuni personaggi non vengano sviluppati e raccontati come si deve.

Betrayal di Kirill Serebrennikov forse si aggiudica il premio come migliore film peggiore. Uno si dice che è russo, un film russo sul tradimento non potrà essere così terribile. Invece sì, uno si può sbagliare. Più di tutto devo dire che in questo caso vince il grottesco. Se volete vedere da cosa può nascere un film porno, credo proprio che qui troverete delle risposte.

Infine Inheritance di Hiam Abbass. Si tratta di un film carino, con tantissimi attori già visti e bravi, però non riesce a convincere fino in fondo. La trama si potrebbe riassumere con tre parole: segreti, bugie e ribellione.

L’idea di aspettare giugno per avere un’altra settimana di immersione cinematografica fa male, ma proprio l’altro giorno è arrivata la notizia che per chi non ce la farà ad andare a Torino per il film festival, pare non ci saranno problemi: ce lo porteranno a Milano, come sempre in versione ridotta, ma questo poco importa.

***English***

Review by Giulia Bertelli

Translation by Sarah Francis

Once again the yearly event that brings  the movies from the Biennale di Venezia (Italy) and Locarno Film Festival (Switzerland) to here in Milan (Italy) came to an end. Unfortunately not all the movies shown at the festivals mentioned above are screened and for obvious time/space reasons everybody has to make some choices. Sometimes they are good choices and sometimes they are bad ones…but you have to take your chance when there are 15 films to choose from!  I’ll tell you what I have seen  from the first to the last day. This year  the news was that all the movies from Locarno Film festival were crammed during the same week instead of being screened  a week earlier as usual. That`s not a problem! You read the program, the synopses, check the timetable and it`s all sorted in a strict plan of 15 films in seven days.

Just a little warning before I start: don`t ask me why but almost every time, either with films or books, I have  always got some issues with the awards assigned. La Fille De Nulle Part by Jean Claude Brisseau has been awarded the Pardo D’Oro at Locarno Film Festval and I still have not understood why… I have to say that it is not the worst film I have ever seen but the plot is everything but surprising and it just does not convince me.  Said that, it is an acceptable movie as long as you do not expect great cinematographic moments in it.

Between the three movies I have seen  from the Locarno F.F. , Starlet  by Sean Baker is the best. It`s an honest film, no frills and a tiny surprise at the end. It won the Young Jurors` Award and thinking about it I can see why.  It`s  about a group of youngsters who struggle to get to the end of the month and so decide to give a go at the pornography world, here represented as a pleasant working environment with a lot nice people.

I ended the Locarno F.F. section watching Somebody Up There Likes Me by Robert Byington. It won the Jury`s Special prize, the reason is a mystery. It is the typical movie where all the audience laugh out loud and you don’t. And in the darkness of the cinema you wish you could stop the screening and ask them: what are you laughing at? Max, is presented in the synopsis  as the never-aging main character, a post-modern Dorian Gray. Don`t get me started on the definition of  post-modern because now days it is used randomly and it has lost its original meaning. Apart from being never-aging he has nothing to share with Dorian Gray. I keep reading the synopsis: “Max faces life with puzzlement and cynicism…” ; well, if this is what the intention was, he did not manage! Somebody tried to rescue this film saying it is a “surreal movie”… hold on, do you actually know what surreal means? Because, to me, this is just a very bad film.

I`ll be quicker with the films from the Venetian festival, I promise.

Low Tide by Roberto Minervini: assuming that all the stories have already been told, shall we put in some imagination or not?

Aprés Mai by Olivier Assayas: Paris in the 70s. How do you define a good movie? One of those that gives you emotions and curiosity about the years you could not live. My advise? Watch it!

Superstar by Xavier Giannoli was the first surprise of the whole event. I was ready to watch just a silly movie: a man from nowhere becomes famous and everybody wants his autographs. Can you see why I had my doubts? The story actually shows  “fame” from the point of view of someone who does not look for it, does not want it and, even when it arrives, is not interested. The movie`s good intentions get lost at the end, but nevermind, it could have been worse.

The Iceman by Ariel Vromen. Probably one of the best films screened. It`s an hour and a half spent holding your breath and unable to take your eyes off the screen. Based on a the true story, it is about Richard Kuklinski a ruthless killer devoted to his family who ignores his real job. His wife is brilliantly interpreted by Winona Ryder but it is Micheal Shannon, the main character, that is well above everybody in his ice-cold moments and simply perfect when he breaks down.

If you liked Mamma Mia then Love is All You Need by Susan Bier is for you. Here we are again celebrating a wedding in a foreign country, this time it is a village on the Amalfi coast (with quite a few typical songs in excess). To the observant audience everything becomes predictable in the first ten minutes, still that does not make it an useless film but the story stays small although watchable.

Fill The Void by Rama Burshtein is one of my favorites. It is a story of a chassidic orthodox family from Tel Aviv caught in a tragic moment. An intimate portrait from the inside.

Paradise: Faith is the second episode of the trilogy Paradise by Ulrich Seidl. If the first episode, presented at Cannes, was worthwhile, this is one of the worst films screened here in Milan. Two hours of sufferance, while Annamaria (the main character) suffers in the name of Jesus, the audience suffer hoping to see the end of the film.

Tango Libre by Frédéric Fonteyne, beside a lovely soundtrack, it tells us about a foursome of love between a prison guard, a women who lives under her own rules and two prisoners: her husband and a close friend of her.

Linhas De Wellington by Valeria Sarmiento lasts two and a half hours but they are worth it. You just need to be mentally prepared: Portugal, 1810, we see how the Portuguese guided by the English defeated the French.

Blondie by Jesper Ganslandt. Small story about an almost completely female family. Shame for some holes in the plot and for some characters not as developed as they should have been.

Betrayal di Kirill Serebrennikov was probably the best of the worst ones. You might think that a Russian movie about betrayal could not be that bad, well – I was wrong, it can. I have to say that in this case the sense of grotesque is the winner,  if you want to know where a porn movie can come from, you will get your answers.

Inheritance di Hiam Abbass. A nice film, plenty of  known good actors but unable to convince completely. The plot could be told in three words: secrets, lies and rebellion.

It hurts that we will have to wait until next June to have a full immersion in another cinematographic week. The other day I got the news that those who can`t go to the next Turin Film Festival don`t have to despair: they will take the festival here in Milan, a reduced version though… nevermind.

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Comments
2 Responses to “Le vie del cinema: Locarno e Venezia 2012.”
  1. mywac says:

    Thanks for the ‘like’ on my blog. Enjoyed reading about the films at this festival having worked at Raindance in London last month. 105 films in 12 days! I’m going to look out for the Iceman, but if you want a film that deals with the issue of fame like ‘Superstar’, then try Woody Allen’s ‘To Rome with Love’. During ‘My Year Without a Career’ I am (amongst other things) training to be a projectionist and it was the first film I projected. 4 consurrent stories all deal with the issue of fame – and it is (obviously) set in Rome. Perfect for your Anglo/Italian readers. I’ll post something about it. MYWAC

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