Showcase: Luca Stramaccioni

Luca Stramaccioni è nato in Umbria nel 1980 e  ha vissuto per ventuno anni a Cannara, piccolo paese in provincia di Perugia, vicino ad Assisi. In seguito si è trasferito a Modena. Ha un cane, Medea, un gatto, Veleno e una fidanzata che definisce “santa” perché lo sopporta, Elisa. Ha due reflex digitali, svariate compatte con cui ha iniziato, e due reflex analogiche con cui si diverte molto. E vende anche mutande, ma quella è un’altra storia…

Intervistato da Chiara Costantino
 
 

Ciao Luca! Come sei arrivato alla fotografia?

Ci siamo incontrati… dentro ad un pacco regalo ho trovato una compatta e da li tutto è partito.

Hai studiato fotografia o sei un autodidatta?

Autodidatta all’inizio: tutto era un provare e riprovare. Poi ho cercato e voluto di più ed ho frequentato una scuola a Bologna. Un workshop con Franco Fontana ha cambiato il mio punto di vista del mirino nella mia reflex.

Ci sono fotografi che ti hanno influenzato?

All’inizio rimanevo FOLGORATO da alcuni scatti, ma onestamente non leggevo chi fosse l’autore. Rimanevo perso per un tempo non definito… Poi, piano piano, mi addentravo… David LaChapelle per le “situazioni”, Newton per il genio, H.C-Bresson per la semplicità disarmante delle sue immagini dove tutto è magnifico, sbalorditivo. Andres Serrano per la sfrontatezza, Fontana perché è un “cane sciolto” della fotografia ed è una gran persona. Ne dimentico tanti altri…

Definisci i tuoi scatti “di sangue e di luce”. Spiegaci perché.

Il sangue è una mia fissa, un amore e odio. Svengo alla vista di sangue, ma fotografare scene più “dure” è una necessità, una questione di “pancia”. Forse il mio inconscio cerca un modo per esorcizzare il fastidio che mi dà. La luce invece è un concetto più erotico che si crea tra le luci/ombre e il corpo di Hedy (una modella degli scatti). Un contatto, un sogno, un fatto istintivo, non saprei spiegarti il motivo.

Mi è piaciuta molto la tua serie “Sorrisi spezzati”, adoro i tatuaggi della modella e il contrasto che si crea tra essi, il pallore della sua pelle e il nero della cesoia. Parlarci di queste scelte.

“Sorrisi spezzati” è uno step successivo rispetto a Sangue. Volevo rappresentare il dolore acuto e localizzato. Una fitta lancinante e fulminea, il dolore acuto per sentirmi vivo. Il tatuaggio contrariamente serve a spegnere un po’ la foto, a distogliere l’attenzione della lama sul capezzolo, il sangue… Personalmente sono scatti che mi colpiscono all’inizio per il contrasto pelle/tatuaggi, poi per lama/sangue.

A proposito di modelli, chi sono i tuoi? Li metti in posa o li lasci liberi di provare?

Sono amiche, professioniste o persone normali con cui ci divertiamo un sacco.

Mi ha colpito molto l’espressione che ha sul volto la modella della serie “Blood”: sembra qualcosa tra lo stupore per l’essere stata “scoperta” e il compiacimento per questo. Cosa volevi comunicare?

Proprio lo stupore… il fatto di essere scoperta dopo un gesto così estremo. La lucidità del tagliare, e l’abbandono infine. Lo svuotarsi.

Analogico o digitale?

Digitale, poi analogico, ora digitale/analogico. Odio aspettare i tempi di sviluppo delle pellicole.

Lavori anche su commissione? Perché?

Si, e non per denari. Pensare che un cliente mi paghi per un qualcosa che per me è una passione sfrenata, mi lusinga… mi piace insomma.

 Noto una forte presenza del corpo femminile nelle tue immagini. Cosa c’è dietro questa scelta?

Penso che fotografare il bello sia più complicato. Questo mi dà modo di cercare sempre dentro di me qualcosa di nuovo che mi stimoli, un modo di rappresentare ancora più bella una persona bella agli occhi di tutti. O una cosa naturalmente.

Che obiettivi hai per il futuro, artisticamente e non?

Obiettivi: alcuni lavori su commissione, alcune esposizioni e alcuni lavori per me. Progetti ed idee che si stanno scontrando tra testa e cuore, idee che il mio occhio non avrebbe mai “scattato” ma il mio cuore sì. Appena “metto a fuoco” inizio a scattare. Dai questa è pietosa, vado a vergognarmi cinque minuti.

Cosa consiglieresti a un ragazzino che si volesse avvicinare al mondo della fotografia?

Aprire il comodino del papà (almeno per me è stato così) e tirare fuori la vecchia reflex a pellicola o andare nel negozietto vicino casa a comprare una compattina per iniziare subito a scattare. E scattare quello che si sente, non quello che si vede.

(Images © Luca Stramaccioni)

More of Luca Stramaccioni’s work here

 

Comments
2 Responses to “Showcase: Luca Stramaccioni”
  1. Wow! What I broad spectrum of feeling you reflect here.
    Original and creative. Thanks.

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