Showcase: Sean Cleary

Sean Cleary is an illustrator from Queens, New York who works mainly in traditional pen and ink with watercolor washes. His work can be found over at Sparrow Canyon Illustrations. 

Interviewed by Chiara Costantino
 

[Traduzione in italiano in basso]

 Hi Sean! How did you start drawing?

 All those margins in my school notebooks just called out to be drawn in.

What does drawing mean to you?

 Some days it’s a means of survival or self preservation, on other days it’s a way to get something out of myself. Most days it’s just work or pleasure or an annoyance.

 Are there illustrators who influenced you?

 The earliest has to be Bill Watterson. His Calvin and Hobbes strip had a huge impact on me back in elementary school. Edward Gorey as well, later on. More recently, Chris Riddell’s work in the Edge Chronicles. Frank Frazetta, especially his pen and ink work. And of course Edmund Dulac, Ivan Bilibin, Alphonse Mucha, Arthur Rackham…

What are your favourite techniques?

 Pen and ink using a dip pen and brush. I love doing ink wash as well, but for me nothing compares to working with a steel nib and black ink. 

Did you study illustration and where? Or are you a self-taught artist?

 I’ve taken art lessons here and there and effectively flunked out of art school, though I have studied watercolors. Most of what I’m doing now has come from years of trial and error. Lots of error… On my blog, I have a quote from the illustrator Wallace Tripp which reads, “The first ten thousand drawings are the hardest. Put another way, you have ten thousand bad drawings within and should expel them as quickly as possible.” That’s sort of been my process the past few years. 

What is on your mind while you draw?

 As little as possible, really. I listen to a lot of post rock while I draw, music that distracts my thoughts so I can be alone with the drawing. I let the pencils stretch out on the paper, let the drawing go in places I didn’t expect it to. When I’m doing ink wash, I just try to get into a fluid relationship with the ink, water and paper. 

What do you think about commissioned portraits? Whom would you like to portray?

 Well, I did my first portrait about a month ago. I finally got up the nerve to draw my wife. I guess I’ve stayed away from that kind of thing for fear of insulting the subject. My drawings almost always go to a dark or at least twisted place, and I get the feeling that when someone wants a portrait of themselves done, they don’t want vines growing out of their faces… I’d be happy to portray anyone who doesn’t mind that sort of thing, really.

I love your “Hands in the Earth” series. What does it mean?

 I did those trying to find an illustration within an organic handprint. I did a number of them, and towards the end of the series I had a sort of free floating story going. I feel they were about loss and isolation, a desire to have a raw place to retreat to. 

Who are your characters? Do they exist?

 Some are based on myself or people I know, but I try and stay away from that… There’s a wildchild I often end up drawing in lots of my illustrations. I know he’s based on my youngest son who passed away a few years ago. But mainly the characters are sort of states of mind.

 I noticed you use often dark colours. Why?

 It’s not intentional, but I do instinctively pick up those deep, earthy tones. They’re so primal to work with, almost like painting on some cave wall somewhere. 

Do you have any suggestions for young artists?

 Find your niche and go with it? 

What are your goals as an artist and as a man?

 I know I still have a long way to go professionally and I’d just like to get there someday. But I’ve learned to not make any plans. My wife and children come first in my life right now, and even though that means I don’t get as much time at the drawing desk as I’d like, I absolutely appreciate how my life with them has pushed me forward as an illustrator.  

More of Sean Cleary’s work here

(Images © Sean Cleary)

**Italian Translation**

by Chiara Costantino
 

Sean Cleary è un illustratore del Queens, New York che lavora principalmente con penna tradizionale e inchiostro con tinte d’acquerello. Potete trovare il suo lavoro presso Sparrow Canyon Illustrations.

 Come hai iniziato a disegnare?

 Tutti quei margini nei miei quaderni di scuola non aspettavano altro che essere riempiti di disegni.

 Cosa significa per te disegnare?

 Alcuni giorni è un mezzo di sopravvivenza o di auto-conservazione, altri giorni è un modo per buttare fuori qualcosa da me stesso. La maggior parte dei giorni è solo un lavoro di piacere o una seccatura.

 Ci sono disegnatori che ti hanno influenzato?

 Il primo dev’essere stato Bill Watterson. La sua striscia Calvin and Hobbes ha avuto un forte impatto su di me all’epoca delle elementari. Edward Gorey anche, più tardi. Più di recente, il lavoro di Chris Riddell nelle Edge Chronicles. Frank Frazetta, in particolar modo il suo lavoro a penna e inchiostro. E di sicuro Edmund Dulac, Ivan Bilibin, Alphonse Mucha, Arthur Rackham…

 Quali sono le tue tecniche preferite?

 Penna e inchiostro usando un calamo e pennello. Amo usare inchiostro e acqua allo stesso modo, ma per me nulla è paragonabile al lavorare con un pennino d’acciaio e inchiostro nero.

 Hai studiato disegno e dove? O sei un autodidatta?

 Ho preso lezioni d’arte qua e là e in verità sono stato respinto dalla scuola d’arte, sebbene avessi studiato acquerelli. La maggior parte di ciò che sto facendo ora proviene da anni di tentativi e errore. Un sacco di errori… Sul mio blog, ho una citazione del disegnatore Wallace Tripp che dice: “I primi diecimila disegni sono i più difficili. Mettiamola in un’altra maniera, hai diecimila cattivi disegni dentro e dovresti espellerli più velocemente possibile”. Questo è stato il mio percorso negli ultimi anni.

 Cos’hai in testa mentre disegni?

 Il meno possibile, veramente. Ascolto un sacco di musica post rock mentre disegno, musica che distrae i miei pensieri così posso essere solo con il disegno. Lascio correre le matite sulla carta, lascio che il disegno vada in posti che non mi sarei mai aspettato. Quando uso inchiostro e acqua, provo semplicemente a entrare in una relazione fluida con l’inchiostro, l’acqua e la carta.

 Cosa ne pensi dei ritratti su commissione? Chi vorresti ritrarre?

 Beh, ho realizzato il mio primo ritratto circa un mese fa. Finalmente ho trovato il coraggio di disegnare mia moglie. Credo di essere stato lontano da quel genere di lavoro per paura di oltraggiare il soggetto. I miei disegni quasi sempre virano verso un posto oscuro o quantomeno bizzarro, e provo la sensazione che, quando qualcuno vuole realizzato un suo ritratto, non vogliano delle piante rampicanti che gli crescono sul volto… Sarei felice di ritrarre chiunque non ritenga un problema quel genere di roba, davvero.

 Amo la tua serie “Hands in the Earth”. Cosa significa?

 L’ho fatta provando a trovare un disegno all’interno di un’impronta di mano naturale. Ne ho fatte un sacco, e verso la fine della serie ho ottenuto una specie di storia in itinere che galleggiava liberamente. Sento che riguardavano la perdita e l’isolamento, un desiderio di avere un posto spoglio dove ritirarsi.

 Chi sono i tuoi personaggi? Esistono?

 Alcuni sono basati su me stesso o su persone che conosco, ma provo a starne lontano… C’è un bambino agitato che finisco spesso per disegnare in molti dei miei lavori. So che è basato sul mio figlio più piccolo, che è morto alcuni anni fa. Ma per lo più i personaggi sono una sorta di stati della mente.

 Ho notato che usi spesso colori scuri. Perché?

 Non è voluto, ma d’istinto scelgo questi toni profondi, spontanei. Sono così primordiali nel lavorarci, quasi come dipingere sulla parete di una caverna da qualche parte.

 Hai suggerimenti per giovani artisti?

 Trovare la propria nicchia e andare avanti con quella?

 Quali sono i tuoi obiettivi come artista e come uomo?

 So che ho ancora una lunga strada da percorrere a livello professionale e vorrei arrivare là un giorno. Ma ho anche imparato a non fare progetti. Mia moglie e i bambini vengono al primo posto nella mia vita adesso, e anche se ciò vuol dire che non ho abbastanza tempo per il tavolo da disegno come vorrei, apprezzo assolutamente come la mia vita con loro mi ha spinto in avanti come disegnatore.

 
 
Comments
2 Responses to “Showcase: Sean Cleary”
  1. Exceptional drawings … love them.

  2. Great interview with an exceptional artist. Thanks.

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