Showcase: Julien Coquentin

Julien Coquentin was born in 1976 in France and has worked as a male nurse for over ten years. He has two daughters and he travels a lot. He is passionate about photography since 2007 and about chocolate all his life.

Interviewed by Chiara Costantino
 

[traduzione in italiano in basso]

Hi Julien! How did you come to photography?


Let’s say that, like many people, I started photographing without thinking about, my grandmother gave me long ago  a camera that I used with a friend to immortalize us on our skateboards. Then when I was 19, I made a long trip to Indonesia, I kept a lot of slides, but again I was only shooting in automatic, to keep the pictures as a souvenir. The trigger that made ​​me think that perhaps photography could be something else, was a trip of several months from the Southeast Asia to Central Asia. On my return I scanned the slides and uploaded the result on the net … Thus, these images had their own life, beyond the trip, and this made me proud. Since then, I live with it.

How would you describe your art ?

Hard to say. I love telling stories that improve mine, photography is a good way to live many lives. I feel that each series is very different from each other by the letter and spirit, each one reflects a point in my life, each one shows my understanding of what photography could be. I like to mix the real and the unreal, to poetize our lives, to underline the trivial.

Analogue or digital? Why?

90% digital because the digital taught me everything and I feel very comfortable with this technology, I like to find what a file is capable of, and I master all stages of development. 10% analogue because this is another relation to photography, it is made of patience and contemplation. I learned the history of photography, the basics. Finally the two complement each other perfectly to meet my expectations.

You lived in Montreal, currently you are living in Malaysia. What do these places mean for you and how did they influence your work?

Every place has its own poetry. I just spent indeed two years in Montreal where I made a photo diary entitled “Early Sunday morning” in homage to Edward Hopper. This long work, which spreads over nine seasons, gave me the opportunity to search the city, to blend in urban backdrop somewhat. It’s about 671 pictures published step by step on my site, each day corresponded to its photo, it was an incredible formative exercise and I am proud to see him rewarded with two exhibitions in progress currently in Paris. As for Malaysia, it is a country that I already knew but I have come and gone. I moved there with my  family, my partner and our two daughters, and we will live there for 10 months. I have already set in my mind what I will wish to achieve, I hope to work on the rain, plants and humans.

I noticed snow and rain are often in your pictures. What do they symbolize?

Snow and rain are two elements on which I indeed work a lot in my series “Early Sunday morning”. The seasons in Montreal is very strongly marked, I wanted to use them as units of time. In spring it is not uncommon to see in a few minutes a heavy ​​rain pouring into the town, as for the Quebecois winter, stringent and long, snow is the main actor, so I had to make my sidekick. It was also about to photograph on the most favorable periods, and the light of a rainy day is incomparable.

Who would you be, if you could not be a photographer?

I am not a photographer but a male nurse who would like to be a photographer … :)

I was struck by a picture of yours: a man has a TV instead of his head. Why?

This photo comes from a series I entitled “Real TV”. I told the story of a man and a game, his slow progression into madness. Real TV is the story of a walk at the option of a maze and finally a loss of references and giving up in favor of the pre-established rules by the society.

Who are your models?

When my photos are staged, I use my daughter, my wife or me.

Many people in your pictures are facing backwards and I feel a sense of solitude and loss, even if (or because?) they are in a big city. How do you perceive life in it?

There are of this, but I’m also limited by the image rights and my shyness. Taking a photo of people in the streets is not always easy, and it is much easier to face them from behind. This is slightly loose I am aware. When I photograph the countryside or the city, it shows often a melancholy mood, I finally conceived it when others talk about my photos. I like the idea of the soul alone in the hubbub, I like to imagine the other lost in their thoughts, I like getting someone out of the movement to give him all of his strength.

What can you suggest a young photographer?

Working and learning by analyzing the photographs of others, seeking, persisting up and finally enjoying it.

How did internet help you spreading the word about your work?

Like others, by social networks (for me Deviantart and Facebook) but without exaggerating the limited scope. At the moment I cannot say that my photos are known and I have no doubt they are drowning in the second I publish them in the bewildering mass of images that make up the abyss of the Net.

What are your goals for the future?

Continue to enjoy myself on new sets, new looks, and try to share my work. Thank you also, by the way, to contribute to it by these questions! 

See Julien`s photoessay “Early Sunday Morning” on Fluster Magazine here

More of Julien Coquentin’s work here

(Images © Julien Coquentin)

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**Italiano**

by Chiara Costantino
 

Julien Coquentin è nato nel 1976 in Francia e lavora come infermiere da oltre dieci anni. Ha due figlie, viaggia molto e si è appassionato alla fotografia dal 2007 e al cioccolato da sempre. 

Come sei arrivato alla fotografia? 

Diciamo che, come molte persone, ho iniziato con il fotografare senza rifletterci, mia nonna mi diede molto tempo fa una fotocamera che ho usato con un amico per immortalarci sui nostri skateboard. Poi quando avevo diciannove anni, ho fatto un lungo viaggio in Indonesia, ho scattato un sacco di diapositive, ma ancora stavo solo scattando in automatico, per tenere le foto come souvenir. La molla che mi ha fatto pensare che forse la fotografia potesse essere qualcos’altro, è stato un viaggio di diversi mesi dal Sudest asiatico all’Asia centrale. Al mio ritorno, ho scannerizzato le diapositive e ho caricato il risultato in rete… Perciò, queste immagini avevano una loro vita propria, al di là del viaggio, e questo mi ha reso orgoglioso. Da allora, ci convivo. 

Come descriveresti la tua arte?

 Difficile dirlo. Amo raccontare storie che migliorino la mia, la fotografia è un buon mezzo per vivere molte vite. Sento che ogni serie è molto diversa dall’altra in ogni senso, ognuna riflette un punto della mia vita, ognuna mostra la mia comprensione di cosa può essere la fotografia. Amo mescolare il reale e l’irreale, poetizzare le nostre vite, sottolineare l’insignificante.

Analogico o digitale? Perché? 

Digitale al 90% perché il digitale mi ha insegnato ogni cosa e mi sento molto a mio agio con questa tecnologia, amo scoprire di cosa sia capace un file, e padroneggio ogni fase dello sviluppo. 10% analogico perché questa è un’altra relazione con la fotografia, è fatta di pazienza e contemplazione. Ho imparato la storia della fotografia, le basi. Alla fine le due sono complementari alla perfezione per venire incontro alle mie aspettative.

Hai vissuto a Montreal, e attualmente vivi in Malesia. Cosa significano per te questi posti e come hanno influenzato il tuo lavoro?

Ogni posto possiede la sua poesia. Ho trascorso in verità due anni a Montreal, dove ho realizzato un diario fotografico intitolato “Early Sunday Morning” in omaggio a Edward Hopper. Questo lungo lavoro, protrattosi per nove stagioni, mi ha dato l’opportunità di scandagliare la città, di fondermi con lo scenario urbano in qualche maniera. Sono 671 foto pubblicate man mano sul mio sito, ogni giorno corrisponde alla sua foto, è stato un incredibile esercizio di formazione e sono orgoglioso di vederlo ripagato con due mostre attualmente a Parigi. Riguardo la Malesia, è un paese che conoscevo già ma sono andato e venuto. Sono andato con la mia famiglia, la mia compagna e le nostre due figlie e vivremo là per dieci mesi, ho già chiaro in mente cosa desidero raggiungere, spero di lavorare sulla pioggia, sulle piante e sugli esseri umani. 

Ho notato che la neve e la pioggia sono spesso presenti nelle tue fotografie. Cosa simboleggiano?


Neve e pioggia sono due elementi su cui lavoro davvero un sacco nella mia serie “Early Sunday Morning”. Le stagioni a Montreal sono distinte molto nettamente, volevo usarle come unità temporali. In primavera, non è raro vedere in pochi minuti una fitta pioggia rovesciarsi sulla città, e così per l’inverno quebecchese, rigoroso e lungo, la neve è la protagonista principale, così ho dovuto farne la mia migliore amica. Vuol dire anche fotografare uno dei periodi migliori, e la luce di una giornata di pioggia è incomparabile.

Chi saresti, se non potessi essere un fotografo? 

Non sono un fotografo, ma un infermiere che vorrebbe essere un fotografo… :)

Sono stata colpita da una tua fotografia: un uomo ha una TV al posto della testa. Perché? 

Questa foto proviene da una serie che ho chiamato “Real TV”. Ho raccontato la storia di un uomo e di un gioco, la sua lenta avanzata verso la follia. Real TV è la storia di una camminata con le sembianze di un labirinto e alla fine una perdita di punti fermi e il rinunciare in favore delle regole prestabilite dalla società.

Chi sono i tuoi modelli? 

Quando le foto sono in posa, uso mia figlia, mia moglie o me.

Molte persone nelle tue foto sono di spalle e percepisco una sensazione di solitudine e di perdita, anche se (o perché?) sono in una grande città. Come percepisci la vita in essa?

E’ così, ma sono anche limitato dai diritti d’immagine e dalla mia timidezza. Scattare una foto alla gente nelle strade non è sempre facile, è molto più semplice affrontarli da dietro. Ciò è un po’ approssimativo, ne sono consapevole. Quando fotografo la campagna o la città, mostra spesso uno stato d’animo melanconico, lo capisco alla fine quando gli altri parlano delle mie foto. Amo l’idea dell’anima sola nel baccano, amo immaginare gli altri persi nei propri pensieri, amo estrapolare qualcuno fuori dal movimento e dargli tutta la sua forza. 

Cosa puoi suggerire a un giovane fotografo? 

Lavorare e imparare analizzando le foto degli altri, cercare, perseverare e alla fine gustare il risultato.

In che modo internet ti ha aiutato a passare parola sul tuo lavoro? 

Come altri, i social network (nel mio caso Deviantart e Facebook) ma senza esagerare lo sbocco limitato. Al momento, non posso dire che le mie foto siano conosciute e non ho dubbi che non stiano annegando nel secondo in cui le pubblico nella massa sconcertante di immagini che compongono l’abisso della rete. 

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Continuare a divertirmi su nuove ambientazioni, nuovi sguardi,e provare a condividere il mio lavoro. Grazie anche a te, a proposito, per aver contribuito a ciò con queste domande!

Guarda la raccolta di Julien “Early Sunday Morning” pubblicata su  Fluster Magazine quied il suo sito qui

(Images © Julien Coquentin)

Comments
2 Responses to “Showcase: Julien Coquentin”
  1. Really beautiful post, photos and interview!

  2. Incredibly creative! Love the fish, Little Red Ridinghood!Thanks for stopping by my blog because now I found your magazine!

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