Showcase: Claudia Moroni

Claudia Moroni was born in Rome the day that Chernobyl’s radioactive fallout reached the city and, in spite of her mother’s worries that she would grow an extra arm, she is a “normal” 6ft tall girl who looks anything but Italian. Currently she lives in London, where she works as a freelance photographer and assistant.

Interviewed by Chiara Costantino
 

[Traduzione in italiano in basso]

 

Hi Claudia! How did you come to photography?

When I was a teenager, I discovered Photoshop and I started experimenting with photomanipulation. At the time, it was hard to find good stock photos on the web and I grew increasingly frustrated until I decided to take my own pictures with a little rubbish digital camera. Skip forward a few years and I’m studying New Technologies for the Arts at the Academy of Fine Arts of Brera, but the course is very disorganised and I’m fed up with it, so I decide to apply for the Erasmus program and move to England to study photography. I was supposed to stay for three months and, almost five years down the line, I am still here, still taking pictures (I’ve graduated in the mean time, I’m not an eternal student!). 

Are there photographers who influenced you?

Off course, I love looking at other photographers’ work, I’m a proper photography geek! When I first started taking pictures here in England, I was really influenced by Martin Parr, Nan Goldin and William Egglestone, I felt close to the whole snapshot aesthetic and I was constantly snapping away with my little 35mm slr. Now that I take mainly portraits using medium format cameras, I often refer to the work of Richard Avedon and Diane Arbus who are two of my favourite photographers of all time. I feel like a yet have to find my own style and that my work is heavily influenced by the photographers that I look at for inspiration and by the kind of camera that I choose to use for my projects.

You take many portraits. What do you want to communicate through a portrait?

I don’t want to communicate anything, I just want an excuse to stare at people.

What is your favourite subject and why?

As I said above, people is my favourite subject and photography is the perfect way for me to stare at them without looking like a total creep (or at least, to be a little bit less creepy). I don’t know why, I’m just totally fascinated by the human face.

Do you pose people?

It depends by the context and the person, but I have to admit that directing people to pose isn’t my strongest point. I normally tend to shoot quite close up, so there’s not much need for particular poses. On the other hand, almost all of my shots are posed in the sense that the people I photograph are well aware of my presence and of the fact that they’re being photographed. I don’t do “candid” portraits and I couldn’t even if I wanted to, as it takes me forever to frame, focus and take a picture.

Have you done any commercial work or will you do it? In this case how do you think commercial work could affect the way you shoot?

I have done commercial work, ranging from the horror (taking pictures in a touristic resort while I was studying or fighting to death in the photographers’ pit at london fashion week to get some catwalk pictures) to cool stuff (portraits for magazines, lookbooks for fashion designers and so on). I’ve realised that I don’t have the drive to become rich taking lots of commissions and there’s no point in doing rubbish jobs for little money, so now I’m really selective with the kind of commissions that I take and show on my website/portfolio. The commercial work that I take must fit with my other work or challenge me to do something interesting that it’s out of my comfort zone.

Analogue or digital?

I’d say analogue for myself and digital for clients, if required, or for tests. I find film to be so much more beautiful and I love medium format cameras, but I’m not an analogue nazi and I use digital when I need to. 

What are your goals as an artist?

I don’t consider myself an artist. My goals are to take pictures that I’m proud of and to be happy.

You are Italian but you live in London. What important differences can you find between Italy and the Uk?

After living in the Northeast (one of the poorest areas in England) for three years, I can say that London is very different from the rest of the UK. I love London because it’s incredibly multicultural, creative and exciting, whereas my hometown (Rome) feels pretty much stuck in the past. Unfortunately I can’t make comparisons between the UK and Italy without saying something totally cliché.

I have read on your site that you love cooking vegan food and I appreciated it very much! So I suppose you’re vegan. Why did you make this choice?

I decided to become vegan because I believe that veganism is the best choice for the enviroment, for the animals and for health. Meat, egg and milk production is cruel and wasteful. It’s more effective to use our resources to grow vegetables than it is to produce meat (for example producing 1 kg of animal protein requires about 100 times more water than producing 1 kg of grain protein) and it saves lives. On the other hand, it’s not so easy to be 100% vegan, as there are animal products in many things that we use daily without knowing (not just food), and I’m not anal about it, I just do the best I can.

More of Claudia Moroni’s work here

**Italian Translation**

by Chiara Costantino
 

Claudia Moroni è nata a Roma il giorno in cui la nube radioattiva di Chernobyl raggiunse la città e, nonostante le preoccupazioni di sua madre, non è cresciuta provvista di un terzo braccio. E’ una ragazza normale, alta 1.82 e dall’aspetto decisamente italiano. Al momento vive a Londra, dove lavora come fotografa freelance e assistente.

Come sei arrivata alla fotografia?

Quando ero adolescente, ho scoperto Photoshop e ho iniziato a sperimentare con la fotomanipolazione. All’epoca, era duro trovare in rete delle belle foto da usare come base, ero man mano sempre più frustrata finché non ho deciso di fare da sola le foto che mi servivano, usando una piccola fotocamera digitale da quattro soldi. Saltando un po’ di anni, iniziai a studiare Nuove Tecnologie per le Arti all’Accademia di Belle Arti di Brera, ma il corso era molto disorganizzato e mi stufai, per cui ho deciso di fare domanda per l’Erasmus e di trasferirmi in Inghilterra per studiare fotografia. All’inizio avrei dovuto fermarmi solo tre mesi e, dopo cinque anni sono ancora qua, che scatto ancora foto (nel frattempo però mi sono laureata, non sono un’eterna studentessa!)

Ci sono fotografi che ti hanno influenzato?

Naturalmente, adoro osservare il lavoro di altri fotografi, sono davvero una fanatica della fotografia! Quando ho iniziato a scattare foto qui in Inghilterra, ero molto influenzata da Martin Parr, Nan Goldin e William Egglestone. Mi sentivo vicina all’intera estetica dell’istantanea e passavo il tempo scattandone di continuo con la mia piccola 35mm slr. Adesso realizzo principalmente ritratti usando fotocamere a medio formato, spesso faccio riferimento al lavoro di Richard Avedon e Diane Arbus che sono due dei miei fotografi preferiti in assoluto. Mi sento come se dovessi ancora trovare il mio vero stile e che il mio lavoro è pesantemente influenzato dai fotografi cui mi ispiro e dal genere di fotocamere che scelgo di utilizzare per i miei progetti.
Scatti molti ritratti.

Cosa vuoi comunicare attraverso un ritratto?

Non voglio comunicare nulla, voglio solo una scusa per fissare le persone.Qual è il tuo soggetto preferito e perché?
Come ho detto prima, le persone sono il mio soggetto preferito e la fotografia è per me il modo migliore per fissarle senza sembrare una pazza totale (o perlomeno, per sembrare un po’ meno matta). Non so perché, sono solo affascinata in modo assoluto dal volto umano.

Metti la gente in posa?

Dipende dal contesto e dalla persona, ma devo ammettere che dare ordini alla gente su come mettersi in posa non è la mia caratteristica principale. Di solito tendo a scattare molto da vicino, così non c’è un grande bisogno di assumere posizioni particolari. D’altra parte, quasi tutte le mie foto sono in posa, nel seso che le persone che fotografo sono pienamente consapevoli della mia presenza e del fatto che le sto fotografando. Non realizzo ritratti spontanei e non potrei nemmeno se volessi, perché ci metto un’eternità a inquadrare, mettere a fuoco e scattare.

Hai mai realizzato dei lavori commerciali o li farai? In questo caso, quanto ritieni che il lavoro commerciale possa influire sul modo in cui scatti?

Ho fatto del lavoro commerciale, spaziando dall’horror (fare foto in un villaggio turistico mentre staco studiando o combattendo a morte nell’arena dei fotografi alla Settimana della moda di Londra per fare qualche foto da passerella) a roba di moda (ritratti per riviste, book fotografici per stilisti, e così via). Ho capito che non possiedo la volontà per diventare ricca accettando un sacco di incarichi e non c’è motivo nel fare lavori schifosi per poco denaro, così adesso solo altamente selettiva con il genere di incarichi che assumo e mostro sul mio sito/portfolio. Il lavoro commerciale che accetto deve essere coerente con il resto del mio lavoro o deve sfidarmi nel fare qualcosa di interessante, qualcosa che sia al di fuori del mio territorio abituale.

Analogico o digitale?

Direi analogico per me stessa e digitale per i clienti, se lo richiedono, o per esperimenti. Trovo che le pellicole siano molto più belle e adoro le fotocamere di medio formato, ma non sono un’oltranzista dell’analogico e uso il digitale se ne ho bisogno.

Quali sono i tuoi obiettivi come artista?

Non mi considero un’artista. I miei obiettivi sono fare foto e sono orgogliosa di farlo e di essere felice.

Sei italiana ma vivi a Londra. Che differenze sostanziali rilevi tra l’Italia e il Regno Unito?

Dopo aver vissuto nel Nordest (una delle zone più povere in Inghilterra) per tre anni, posso dire che Londra è molto diversa dal resto del Regno Unito. Amo Londra perché é incredibilmente multiculturale, creativa e eccitante, mentre la mia città natale (Roma) la sento come qualcosa di confinato al passato. Purtroppo non posso fare paragoni tra il Regno Unito e l’Italia senza dire qualcosa di totalmente stereotipato.

Ho letto sul tuo sito che adori cucinare cibo vegan e l’ho apprezzato molto! Perciò presumo tu sia vegan. Come mai hai fatto questa scelta?

Ho deciso di diventare vegan perché ritengo che il veganismo sia la scelta migliore per l’ambiente, per gli animali e per la salute. Carne, uova e prodotti caseari sono crudeli e non sostenibili. E’ molto più utile usare le nostre risorse per coltivare vegetali che per produrre carne (per fare un esempio, produrre un kg di proteine animali richiede circa cento volte la quantità d’acqua necessaria a produrre un kg di proteine del grano) e risparmia delle vite. D’altra parte, non è facile essere vegan al 100%, perché ci sono prodotti animali in molte delle cose che usiamo ogni giorno senza saperlo (non solo nel cibo), e io non sono pignola su questo, faccio il meglio che posso.

More of Claudia Moroni’s work here

Comments
2 Responses to “Showcase: Claudia Moroni”

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

    Follow

    Get every new post delivered to your Inbox.

    Join 1,665 other followers

    %d bloggers like this: