Showcase: Giulia Grazia Guardo

Intervista di Giulia Bertelli

[Scroll down for English translation]

Vivi a Wonderland, come si sta lì? E’ quasi primavera come nel nostro mondo grigio?

Ti dirò i bianconigli non sono più quelli di una volta ed adesso per accelerare i tempi hanno orologi da polso in gomma fluo e non più in argento versione da panciotto. Il cappellaio matto usa delle tazze da tè usa e getta e per comodità  indossa cappellini in lycra facilmente lavabili in lavatrice. La regina di cuori poi è diventata un’inguaribile romantica e non maltratta più nessuno. Diciamo che è diverso da  una volta ma alla fine ci si abitua.
Basta prendere una latta di colori e lanciarla sul grigio. Si fa fatica eh, ma ci si prova.

Di tutte le cose che fai, quale metteresti al primo posto? La prima che vorresti fare appena sveglia

Disegnare. Sempre e solo disegnare. E’ un voto, il mio. Ho smesso di farlo per un lunghissimo periodo e lo considero come quello più orrendo della mia esistenza.

La domanda sorge spontanea, c’è qualcosa che non fai o sei Wonder Woman?

Sono fortunata. Credo di dover cominciare assolutamente sottolineando  questa condizione. Mio papà mi ha sempre detto che bisogna meritarsele però le fortune e che non bisogna approfittarne ma sfruttarle. Sono una figlia unica viziata alla quale non è stato richiesto nulla per via del troppo amore ricevuto. Ho avuto tutto e troppo. Ho capito che non volevo essere una donna che si crogiolava nelle sue fortune in maniera statica e morbosa. Non volevo essere il mio cognome e certezza nella piccola realtà dove vivo ma solo realizzare il mio sogno.
E’ sempre stato quello di disegnare e cercare di strappare un sorriso. Raccontare le storie che ho in testa da sempre e i personaggi che mi vengono a trovare la notte nei sogni.
Giuro però non sono Wonder Woman o chissà quale eroina. Sono solo una che ha perso molto tempo e sta cercando di recuperarlo perché al contrario di quello che dice il Bianconiglio. Non è mai troppo tardi.

Dormi mai più di 6 ore per notte?

Ho dormito per un lungo periodo più di dodici ore a  notte e corrisponde allo stesso periodo in cui non disegnavo ed era quella parte di me che con fatica ho allontanato ma non distrutto. Adesso dormo quasi meno di sei ore a notte. E anche lì lavoro perché i personaggi delle mie storie arrivano proprio in quelle ore; giusto per costruirmi il planner del giorno seguente. Un’agenda visiva in sogno, insomma.

Leggere ogni tuo post è come immergersi in un mondo a parte, scrivi moltissimo, come un fiume in piena e trascini via con te il lettore e la sua attenzione. Quanto ti diverti a farlo?

Premesso che è un complimento di quelli che mi fa stringere la gola e quindi incommensurabilmente grazie. La sensazione che più si avvicina è il raptus. Non mi rileggo mai e non è studiato quello che scrivo. Mi siedo e come in un trance ipnotico comincio. Non potrebbe essere diversamente considerando che la mole di parole pubblicata sul web corrisponde ad un dodici per cento reale di quello che giornalmente strimpello sulla tastiera (ho abbandonato il piano per questo). Trascorro molto tempo a ticchettare sui miei personaggi, che sinora mai ho pubblicato in rete se non parti,  insieme a delle storie;  ci sono tra l’altro moltissimi progetti che con leggera fatica (ma con estrema felicità) sto cercando di portare avanti. E’ cadere nel tunnel come Alice. Lei cadendo trovava tazze, chiavi, bicchieri, ornitorinchi, animaletti e bizzarrie. Chi cade insieme a me trova parole, ricordi, reminiscenze, polaroid, visioni.
Non scrivo bene e non ho tecnica. Non ho costrutti grammaticali precisi e credo di avere chiare difficoltà con la consecutio temporum ma io non credo di scrivere bene, e perdonami se dissento. Io scrivo. Lo faccio senza pretese e senza riflettere. Vomito un po’ di dolori e gioie lasciandomi andare completamente per svelarmi. In principal modo a me. E’ una terapia che mi impongo di fare già da qualche tempo.

Hai moltissimi progetti in cantiere, quale fra tutti vorresti riuscire a portare a termine assolutamente il 12-12-12 alle 12?

Il 12 12 12 alle 12 (sorrido allo schermo santo cielo). Sai che in realtà non so assolutamente in che condizioni sarò ? Se continua così non è difficile immaginarmi in una stanza imbottita bianca con meravigliosi muri-cuscino. Speriamo solo che mi diano l’opportunità di tenere qualche nano da giardino e il mio cerchietto con le orecchie di coniglio per le grandi occasioni. Matita e foglio, manco a dirlo.
Il progetto però che vorrei portare a termine è perdonarmi.
Perdonarmi e volermi bene. Comprendere che non è stato facile perdere ottanta chili sì, ma che l’autodistruzione è un processo che va fermato. Vorrei che il 12.12.12 alle 12 e 12 io fossi orgogliosa di me. In realtà il mio progetto più importante è volermi bene ed accettarmi.

Secondo te sei sociopatica perchè ti immergi troppo nel tuo mondo incantato o perchè tanto le persone ed il mondo di fuori sarebbero brutti lo stesso?

Perché ho avuto tante delusioni e sono arrivate tutte in un sol colpo. Nell’ambito dell’amicizia, intendo. La morte di un’amica e i conseguenti disagi sino ad arrivare al tradimento feroce delle uniche che conoscevo dalla nascita hanno fatto sì che mi concedessi un’allegra sociopatia. In realtà ho tantissimi amici e preziosi anche, solo che dando priorità dopo trenta anni a me per la prima volta è tutto virato ad un’allegra sociopatia.
Adesso ho capito però chi realmente mi ama e comprende che c’è un tempo per tutti ma soprattutto che c’è un tempo per se stessi. Ecco, è il momento per me stessa questo.

Perchè hai iniziato a cucinare?

Fino a tre anni fa mi sentivo bravissima quando aprivo la busta dell’insalata già lavata e pronta. Solo che l’aprivo per lui perché io mangiavo patatine e cioccolatini. Pesavo 140 chili e ho fatto un outing pubblico pochi mesi fa perché mai era venuto fuori questo risvolto della mia vita privata. Ho iniziato a cucinare durante il percorso del mio dimagrimento. Perché avevo una fame terribile. Di me e di sogni e perché non ho mai smesso da quando ne ho memoria di avere un problema con il cibo che ho tutt’ora ed è dichiarato e pubblico.
Il cibo però, cucinare e farlo pubblicamente tra dolore e rinuncia è diventato non solo il mio carnefice ma il mio salvatore.
Attraverso il cibo ho imparato e giornalmente imparo quanto è difficile lottare contro il mostro ma se lo si fa alla luce del sole e con l’aiuto di amici impagabili che ogni giorno ti incoraggiano: vinci.

Dici che i sogni si possono realizzare. Era un tuo sogno essere il capo di te stessa e farti fare degli orari impossibili?

Sì. Era ed è  il mio sogno. Poter essere libera di avere un tempo e trasformarlo. Di avere concetti e rielaborarli. Darsi degli schemi ma distruggerli. La libertà di essere un animale sciolto senza catene che rispetta il branco e ci fa pure lunghe passeggiate ma che sostanzialmente rimane un randagio. Qualche coccola e carezza e avventure insieme ma che ha sete di vagare per boschi in solitudine. Di scoprire il mondo.
Ritorna poi e magari racconta. Ritorna poi e magari porta qualcuno con sé ma  nella sostanza e nell’essenza è sempre solo.

Adesso vuoi andare a controllare la zuppa di zucca o possiamo ancora andare un po’ avanti?

In realtà mi si sta bruciando la torta con la meringa. Ho visto Mildred Pierce ieri e questa sfornava torte meringate  peggio di me in piena attività a Natale e allora mi sono messa in testa di fare una torta assurdamente complicata. Non riesco a vedere un film o una serie tv senza appuntarmi cosa cucinano. Il Nippotorinese, al secolo conosciuto come “santo uomo che mi sopporta” preme stop ogni volta che compare una tavolata. Sbuffa un po’ e poi sorride. E’ uno dei 92034892048203849203482048203948230948243 motivi per il quale credo che sia un uomo da sposare.
O perlomeno se volessi sposarmi sarebbe l’unico.

Porti mai uno dei tuoi nani da giardino in giro per il mondo e lo fotografi? Sì, proprio come nel film Il favoloso mondo di Amélie. Per tutta l’immaginazione che hai le assomigli, solo sembri più simpatica e più brava in cucina.

Ed eccoci ad Ameliè. E’ incredibile, sai? Non ho mai visto il film. Si stenta a crederci ma è diventato ormai un punto saldo. La mia passione per i nani è infantile e nasconde significati onirici che vanno dall’assurdo al profondo. Quando mi è stato detto che c’era un film con una tipa che fotografava nani, io che all’età di 12 anni ne volevo rubare uno per una serie di motivazioni pazzesche e sconclusionate che ti risparmio, mi sono detta che non vedevo l’ora di vederlo. Tutti poi hanno cominciato a dirmi di queste somiglianze incessantemente e ho avuto paura.
Forse paura di vedere qualcosa di vagamente somigliante a me e poi come in una sfida e goliardata ho deciso di non vederlo. Sinora non è accaduto.
Fermo restando quindi che non so chi sia esattamente Amelie, il mio nano da giardino è finito nel sito dell’autogrill ormai sei o sette anni fa. Ho uplodato la foto del mio nano (uno dei miei nani ) su Flickr davanti un autogrill (tengo sempre un nano nel portabagagli) e la società mi ha contattato per inserirlo in una loro iniziativa sul sito. E’ stato uno dei riconoscimenti più assurdi, e per questo meravigliosi, che ho ricevuto.

Hai scattato una fotografia in cui la tua macchina fotografica è coperta da un paio di orecchie fatte a maglia, le hai fatte tu?

La mia mamma. E’ stata lei a costruirmi le orecchie da coniglio per la mia ferma tempo. Mamma è l’inizio e la fine di tutto. Mamma è la mia ragione e tutte le visioni che ho le devo a lei. E’ una bimba da coccolare e amare. Giochiamo insieme perché fondamentalmente non abbiamo mai smesso. 

Qual è l’ultima borsa che hai comprato?

Ehhhhhhhhhhhhhhh. Ecco mi vergogno ad ammettere che pur essendo poco femminile in tutto, perché non sono particolarmente fissata con scarpe e abbigliamento in genere, ho un problema con le borse evidente dichiarato e preoccupante. E’ color mughetto. L’ultima è color mughetto pastello come impone la primavera 2012. Il problema è che colori previsti o no, compro ugualmente qualsiasi nuance e modello.

Ultima fobia?

Ecco, colleziono pure quelle e vanto un discreto catalogo che aggiorno costantemente. Ultimamente è quella dell’arancione. Ho una preoccupante avversione per questo colore e mi dispiace anche giusto un po’ perché generalmente non mi dispiaceva. Avevo anche una poltrona di particolare design color arancione insieme alle tende blu quando avevo sedici anni e avevo riprodotto la Sicilia in una delle mie innumerevoli stanze a tema. La poltrona era l’arancia e il blu il mare. Pupazzetti attaccati con la lenza al tetto erano un acquario dove potersi perdere alzando gli occhi.

Hai una giornata tipo?

Sveglia alle sei ma sono costretta dal malvagio Nippotorinese a star a letto un altro po’ per riposare e ho la fortuna di avere  lui che mi prepara il caffè. Più per il fatto che il mio è orrendo, suppongo e non per romanticheria (pessimo  il mio caffè è pessimo. La gente fugge lontanissimo). Corro sul tapis roulant come d’abitudine (dopo la dieta eh. Prima mi mangiavo due chili di cornetti spiaggiata sul divano. Me la sono goduta la vita eh). E poi comincio il delirio. Se esco di casa generalmente accade al mattino altrimenti si parte con foto, disegni, blog o cucina. Non ho mai un planner definito ma va  a seconda degli eventi. Mi dedico velocissimamente al pranzo che consiste in un roba leggerissima sia per me che per lui e poi procedo ad oltranza fino a sera. Se non sono troppo impegnata e non ho appuntamenti ben precisi qualche pomeriggio in rare occasioni lo dedico allo shopping, che oltre alle borse, consiste nell’acquisto di tazze, tazzine e cucchiaini, mia perversione.
Quando lui torna dall’ufficio ceniamo con roba leggermente più complicata ed elaborata e poi decidiamo se buttarci ad ics sul divano e guardare un film o leggere. Il novanta per cento delle volte però terminiamo entrambi i nostri lavori davanti allo schermo di un pc, un ipad o qualsiasi diavoleria tecnologica. Siamo fondamentalmente due schizofrenici stakanovisti.

Come va con la paura del verde?

E’ incredibile questa intervista perché in ogni singola domanda mi è sempre venuta in mente solo una cosa: mi conosce.
E’ stato come se a farmi le domande fosse un’amica; di quelle con cui  hai voglia di parlare e parlare e di sentire. E raccontarsi.
Va benissimo e continua intensamente la mia avversione per il colore verde. Dicono che sia il colore delle persone intelligenti e non faccio fatica a crederlo.
Per questo lo odio *ride*

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**English Translation**

by Giulia Bertelli

You’re living in Wonderland, how is it down there? Is it almost Spring like in our gray World?

I must say there are no more old-timey White Rabbits and now to keep up their pace they have coloured rubber wrist-watches instead of silver turnips. The Mad Hatter is using disposable cups and wearing lycra hats, easily washed with a washing machine. The Queen of Hearts has become incurably romantic and doesn’t abuse anyone anymore.
It’s not the same as once was, but you get used to it, in the end.
You just need to grab a bucket of paint and throw it on the gray. It’s hard, you know, but you can try.

Of all the things you do, what is your favourite one? The one you’d always want to do first thing in the morning?

Drawing. Always and only drawing. it’s an oath. I once stopped doing for a long time and i think it’s been the worst period of my existence.


I have to ask, is there anything you don’t do or are you Wonder Woman?

I’m lucky. I believe i need to make this absolutely clear. My father always told me one needs to deserve luck and you never have to exploit it, but you have take the most of it. I’m a spoiled only daughter who nevere had to give anything, because i got too much love. I had too much of everything. I knew I didn’t want to be someone who lazily reveled in her good luck. I didn’t want me to just be my family name in this little reality I live in, I wanted my dream to come true.
It was drawing, trying to get a smile out of people. Telling the stories i always had in my mind and the characters that come keep me company at night, in my dreams.
But I swear I’m not Wonder Woman or any other heroine. I’m just a girl who lost a lot of time and is now trying to make up for it, because, despite what the White Rabbit always says, it’s never too late.

Do you ever sleep for more than 6 hours per night?

For a long time I slept for more than 12 hours per night, it was when I wasn’t drawing, and I cast that part of me away, but I never really destroyed it. I now sleep almost less than 6 hours a night. And even when I do, I’m still working, because that’s when the characters of my stories come to me; right on time to plan my next day. A visual dreamy organizer, you could say.

Reading each one of your posts is like going to a different world, you write a lot, like a flooding river, washing away with you your reader. How much do you enjoy it?

This praise is overwhelming, so a thousand times thank you. What i feel is almost like a raptus. I never read what I write and I don’t plan it. I just it and begin to write, like I am in some kind of a trance. It couldn’t be any different, considering that all I write on the web is about a twelve percent of what I strum on my keyboard every day (I had to abandon the piano for this). I spend a lot of time on my characters, whom I never published online if not in part with my stories; there are also a lot of projects that, with a little effort (but a lot of happiness), I’m trying to bring on. It’s like Alice falling in the hole. She finds cups, keys, glasses, platypuses, animals and oddities. Who’s falling with me will find words, memories, polaroids, visions.
I’m not a good writer and I have no technique. I don’t have precise grammar constructs and I think it’s clear I have problems with the consecutio temporum, but i believe I don’t write well, forgive me if I disagree with you. I just write. I do it with no expectation and without thinking. I thorw up my pains and my joys, letting me disclose myself. First of all to myself. It’s a therapy I’ve been forcing on myself for some time now.

You have a lot of projects on your mind, which one would you absolutely like to finish before 12/12/12 at 12am?

On 12/12/12 at 12am (I’m smiling at the screen, good grief). Actually, you know I don’t know at all how I will be by then? If I keep up like this it’s easy to picture me in a white room with wonderful stuffed pillow-walls. I just hope they’ll let me keep some dwarves and my circlet with bunny ears in case of special occasions.
The project I’d like to finish is forgiving myself.
Forgiving and loving me. Understanding it wasn’t easy to loose 80 kilograms, yes, but selfdestruction is a process that has to be stopped. I wish on12/12/12 at 12am I’ll be proud of myself. Actually, my greatest project is loving and accepting myself.

Do you think you’re a sociopath because you live too much in your magic world or because the people and the world outside would be awful anyway?

Because I’ve been let down too many times, almost at the same time. I’m talking about friendship. The death of a friend, the following uneasiness and the cruel betrayal by those I knew since my childhood led me to a happy sociopathy. Actually I have a lot of dear friends, it’s just that after 30 years I had to give priority to myself for the first time and here’s my happy sociopathy.
Now I know who really loves me and who understands that there’s a time for everyone, but first of all, there’s a time for yourself. That’s it, this is my time for myself.

Why did you begin to cook?

Up to three years ago I felt like a chef when I opened a bag of salad, already washed and ready. I just opened it for him, because i ate chips and chocolate. I weighed 140 kilos and I made a public outing a few months ago, because I never happened to mention this fact of my private life before. I started cooking during my weight-loss journey. Because I was terribly hungry. For me and my dreams and because i never really stopped since i can remember to have a problem with food, the same I still have.
But food and publicly cooking between pain and renounce became not only my tormentor, but also my saviour.
With food I lerned, and till do, how difficult it is to struggle with your monsters, but if you do it in plain sight with the help of your friends, who support you day by day, you will win.

You say dreams can come true. Was it your dream to be your own boss and make you make impossible working hours?

Yes, it was and is my dream. To be free to have time and change it. To have ideas and think again about them. To have schemes without destroying them. The freedom to be a wild animal, without chains, that respects the pack and enjoys long walks with them, but that is still essentially a stray dog. Some cuddling, some adventures together, but still the need to roam in the woods alone, to discover the World.
That comes back and tells the other what it saw. Coming back and tacking someone else along, but in the end it’s still alone.

Do you have to go check on your pumpkin soup or can we go on a little?

Actually, I think I’m burning my meringue cake. I saw Mildred Pierce yesterday and she was baking more meringues than me during Christmas, so I decided to bake an awfully complicated one. I can’t watch a movie or a TV series without noting what they’re cooking. The Jap-Turinese, a.k.a “That saint who bears me” pushes the pause button anytime there’s a tableful. He sighs and then smiles. That’s one of the 92034892048203849203482048203948230948243 reasons why I think he’s a keeper. If I ever wanted to marry, he’s the one.

Do you ever take one of your dwarves around the world and then take pictures of it?Yes, just like in that movie, Amélie. You’re quite like her, with all the imagination you have, you’re just nicer and good at cooking.

Here we are, Amélie. It’s amazing, you know? I never saw the movie. It’s hard to believe it, but it became a matter of principle. My passion for dwarves dates back to my childhood and has many meanings, from the absurd to the deep ones. When they told me there was a movie where a girl was taking pictures of dwarves, I who at the age of 12 wanted to steal one from a garden for a series of wacky reasons I won’t tell, I told myself I absolutely had to see that movie. Then everyone started telling me how much we looked alike and I got scared.
Maybe I was afraid to see something like me and so, as a personal prank, I decided not to watch it. I haven’t, as of today.
So, even if I don’t know who Amélie is, my dwarf got on the Autogrill website six or seven years ago. I uploaded the photo of my dwarf (one of my dwarves) in front of an Autogrill to Flickr, and the company contacted me to use it in an online initiative. It has been one of the weirdest, hence amazing, award I ever got.

You took a photo where your camera is dressed with a pair of knitted bunny ears, did you made them?

My mother did. She made the bunny ears for my time-stopper. Mum is the beginning and the end of everything. Mum is my reason and I owe her every vision I have. She’s a child to cuddle, We play together because basically we never stopped.

What’s the latest bag you bought?

Ehhhhhhhhhhhhhhh. I’m ashamed to admit that, even though I’m not very feminine, since I’m not particularly into shoes and dreasses, I have a worrying explicit problem with bags. It’s thrush. My latest bag is pastel thrush as required by the spring 2012 collection. Problem is required colors or not, I buy every model.

Latest phobia?

There, I also collect them and I can boast a vast catalogue I continue to update.
Lately I have a phobia of the color orange. I have a troublesome avversion for this color and I’m sorry because I never really disliked it. I also had an orange design armchair along with blue curtains I got since I was 16 and I replicated Sicily in one of my countless thematic rooms. The armchair was the orange fruit and the curtains were the sea. Puppets hanging on a hook from the ceiling were an aquarium where you could get lost looking to the sky.

What’s your typical day?

I wake up at 6am, but I’m forced by the evil Jap-turinese to stay in bed a little while to rest and I’m lucky to have him making me coffee. Mostly because mine is terrible than for some romantic spirit (my coffee is awful, people run as far as they can from it).
I run on my treadmill as usual (all of this after my diet. Before then I ate 2 kilos of croissants stranded on my sofa. I enjoyed my life, huh). Then the frenzy begins. If I’m going out I do it in the morning, otherwise I start with photos, drawings, blog and food. I never have a detailed plan, it follows the events. I quickly get cracking at lunch, something really light for me and him, and then I continue my frenzy till evening. If I’m not too busy and I don’t have any appointment I commit some afternoons to some shopping, not only of bags, but also of cups, little cups and spoons, my other perversion.
When he gets back from the office we have dinner with something more complex and we then decide whether throw ourselves on the sofa to watch a movie or read. Ninety percent of the time we end up finishing our things with a computer, an iPad or any other technological oddity. We are basically two schizofrenic workaholics.

How’s your fear of green?

This interview is amazing because at every single question I only thought one thing: she knows me.
It was like a friend was asking me tese questions; one of those friends you want to talk to and to listen to. And to whom open up.
It’s going really well and it’s really intense my aversion to the color green. They say it’s the color for smart people and I believe it.
That’s why I hate it *laughs*

More of Giulia’s work here

Comments
16 Responses to “Showcase: Giulia Grazia Guardo”
  1. Reblogged this on keepcalmandknit and commented:
    Nuova intervista su Fluster Magazine!

  2. Giulia says:

    Grazie infinite.
    Grazie a Giulia e Sonia e tutto lo strepitoso team di Fluster Magazine.
    E’ stato davvero importante e profondo.
    Un bacione.

  3. Wish aka Max says:

    Che spettacolo! Questa intervista è mitica. Brava l’intervistatrice!

  4. chemicalmarty says:

    cavoli meno male. avevo paura di leggere un’altr aintervista in cui ti facevano le stesse domande e invece no! Brava l’intervistatrice e brava Iaia che tri fuori tutto! (lo so che ora mi odierai, perché io adoro il verde!)

  5. waa. davvero ben riuscita. leggo cose che mi sembra di aver già letto ma la sensazione è sempre di leggerle per la prima volta

  6. Bibi says:

    fantastica intervista, complimenti.

  7. pani says:

    come disse un tempo Patti Smith, uno dei motivi per cui rimaneva in vita era sentire il prossimo album dei Rolling Stones.
    Per molti, sapere cosa ci riserva Giulia è tra i momenti migliori di ogni giornata.

  8. Bella intervista, bella davvero.
    Ho avuto la fortuna di abbracciare questa pazza e anche la sfortuna di bere i suoi caffè.
    E sì, è sociopatica. Ma è una delle mie migliori amiche okkei? Ecco.

  9. tittisissa says:

    Giulia è meravigliosa, con un cuore grande e tantissimo talento. Un vero vulcano di idee e di spunti nuovi. E’ la mia musa ispiratrice ed è mia amica e le voglio bene.
    Ogni suo successo mi riempie d’orgoglio.
    Bellissima questa intervista e bellissima lei. :-)

  10. Giulia says:

    Se continuiamo così allago tutto lo studio.
    E i muratori già non vanno via.
    ma.

    datemi dei remi, santo cielo.
    infinitamente grazie

    (sono tutti pagati)

  11. Laguidu says:

    Giulia cara, come si fa a non amarti?

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  3. [...] Photography by Giulia Grazia Guardo ~ Fluster Magazine [...]



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