Showcase: Giorgia Napoletano

Giorgia Napoletano è nata a Pescara nel 1991 e attualmente studia Ingegneria delle Costruzioni. Le piace fare molta attenzione ai piccoli dettagli: osserva accuratamente la sua vita e prova a descriverla attraverso i suoi lavori. Si definisce “immaginazione allo stato solido”.

Intervistata da Chiara Costantino
 
 

Ciao Giorgia! Quando hai iniziato a fare fotografie e perché?

Ho iniziato a fare fotografie nel 2008, quando mi è stata regalata (dal vecchio legittimo proprietario) la mia prima Canon, una EOS 300D. Era un desiderio incontenibile che avevo da qualche anno e vivo con la convinzione di aver ereditato questa passione da mio padre. Quando hai un simile gioiello tra le mani il cervello si accende! Si attiva un meccanismo di incontinenza creativa! Ho iniziato a fare foto principalmente a me stessa, perché ritraendomi mi raccontavo.

Sul tuo sito ho letto che sei un’autodidatta. Pensi che seguirai mai dei corsi di qualche tipo per perfezionarti?

Sì, sono un’autodidatta. Le basi di tutto ciò che faccio le ho poste da sola, sviluppando lentamente e accuratamente tutte le mie capacità. Per ora non credo che seguirò dei corsi perché tutto ciò che creo è pura spontaneità. Tutto nasce da un meccanismo che funziona con fantasia, sperimentazione e soprattutto errori. Prendere lezioni renderebbe tutto troppo razionale: la perfetta conoscenza a priori di un mezzo cancellerebbe tutte quelle tappe di ingenua sperimentazione che invece sono il principio dei miei lavori. E’ comunque vero che esistono aspetti della grafica di cui fino ad ora non ho mai fatto utilizzo, e che un giorno mi piacerebbe approfondire.

 Cosa consiglieresti a qualcuno che vuole avvicinarsi alla fotografia?

Io non mi sento una fotografa a 360°, perché almeno 180 di questi ultimi sono dedicati alla grafica e alla pittura, ma consiglio passione e dedizione. Con l’attuale accessibilità al campo sarà sicuramente più difficile riuscire a capire chi è fotografo per passione e chi per diletto. I mezzi a disposizione sono sempre più potenti e sofisticati e l’unica cosa che farà la differenza sarà la passione che trapela dallo scatto.

Hai dei modelli cui ti ispiri (famosi e non) non solo nel campo della fotografia?

Ho i miei artisti preferiti, ma non dei modelli a cui mi ispiro. Mi emoziona molto guardare foto e lavori di altri artisti, di quelli che trovo più affini con la mia personalità ma anche di quelli completamente diversi! Però i miei lavori nascono da un’ipotesi spontanea, servono a raccontare di me, parlano della mia persona e attraverso questi riesco a capire davvero chi sono per cui il frutto di ispirazione è ciò che mi circonda, le mie esperienze, la mia vita ‘tangibile’.

La fotomanipolazione gioca un ruolo importante nelle tue opere. Quanto conta manipolare una foto già dalla sua inquadratura e quanto viene realizzato a posteriori con un programma di grafica?

La fotomanipolazione, oltre che importante, è l’impatto iniziale, il nettare vero e proprio dei miei lavori, che sono perciò quasi completamente realizzati a posteriori. A ogni modo ricreo sempre, da sola, l’ambiente di un set fotografico all’interno della mia camera: ho una parete dedicata esclusivamente allo sfondo, mi organizzo con le luci, faccio moltissime prove di messa a fuoco e tanto altro. Per ogni posa ci sono due, tre o anche quattro scatti differenti, perché tendo a creare delle ottime basi per le manipolazioni. Anche se con i programmi di grafica una foto diventa irriconoscibile, dietro c’è molta cura! Nonostante ciò per me ha molta più importanza la post-produzione, anche se ultimamente mi sto dedicando alla fotografia come mezzo puro di espressione, senza alcun tipo di ritocco. Qualcosa di fondamentale che viene realizzato a priori sono le texture, immagini che vengono parzialmente inserite durante l’elaborazione grafica per creare degli effetti.

Analogico o digitale?

In generale suggerirei entrambe le cose perché sono un po’ tradizionalista, ma per quanto riguarda i miei lavori il digitale è fondamentale!  Inoltre, parlando in maniera molto semplice, una macchina fotografica digitale (se usata bene) può dare una parvenza di analogico con la differenza che permette di vedere immediatamente il risultato e di migliorare la fotografia in maniera immediata. Penso che sia qualcosa di straordinario per la fotografia, per imparare e migliorarsi più velocemente.

Nelle tue foto prevalgono figure di donne, manipolate digitalmente. Qual è il significato simbolico del tuo lavoro? E’ una ricerca di identità personale? Chi sono le tue modelle?

Le mie modelle non sono che una sola persona: me stessa. I miei lavori sono un modo per parlare di me, per raccontare sensazioni ed emozioni che non riuscirei ad esprimere altrimenti, raramente parlo di ciò che ho interiormente che, accumulato al mio interno, sfocia alla fine nelle mie fotografie. Descrivono la mia personalità, il mio carattere, mi ritraggono nei minimi dettagli. I miei autoscatti sono quindi il punto di partenza di un processo di autoanalisi, anche molto critica!  Il corpo spoglio serve a mettermi a nudo, come se non volessi essere influenzata da tutto ciò che non mi appartiene, per essere me stessa il più genuinamente possibile. Uso sempre e solo il mio corpo perchè nessun altro può essere me meglio di me. Sono soggetto e oggetto di tutto ciò che creo. Mi trasformo, mi deformo. Non riesco più ad avere davanti la mia figura senza sentire l’irrefrenabile bisogno di distruggerla, di mutilarla.

Quanto nel tuo lavoro è affidato all’improvvisazione e quanto è sapientemente programmato? Credi vi sia un ruolo attivo nel posare per una fotografia?

Nella maggior parte dei casi quasi niente è programmato e questo fa sì che ci siano lavori più personali e più intimi di altri. Le pose che assumo nelle fotografie di base sono spontanee, non premeditate, a volte molto strane o buffe, altre volte simili ad alcune che ho già fatto: noto spesso che, involontariamente, incrocio le braccia o che, pur essendo volutamente nuda – e sola nella mia stanza – tendo a coprirmi, a chiudermi su me stessa, più raramente assumo pose aperte, slanciate. Tutto dipende dalle sensazioni del momento.

Stai lavorando a qualche progetto attualmente? Se sì, quale?

Purtroppo non mi piace realizzare lavori continuamente, a quest’ora avrei un repertorio vastissimo di immagini! Preferisco invece caricarmi di emozioni! Voglio creare opere di pura espressione, il più possibile cariche emotivamente, sono dell’opinione che questo conferisca loro anche un maggiore valore. In questo periodo ammetto di essere molto ispirata: l’ultimo lavoro è stato realizzato a fine febbraio quindi spero di poter creare qualcos’altro al più presto.

A marzo esponi a Indianapolis, negli Stati Uniti: è un bel traguardo per una ragazza della tua età! Hai già partecipato ad altre mostre? Il web ti ha aiutato in questo senso?

Il web è la mia seconda casa, anche se va usato con criterio, padronanza e molta attenzione. Ho iniziato il mio percorso su internet, mi piaceva l’idea di convidere con il mondo intero ciò che creavo e mi sono inizialmente meravigliata di aver riscontrato quasi un immediato successo. Ho inziato a fare delle mostre per rendere la mia piccola fama più reale, perché leggere dei complimenti è bellissimo, ma sentire la voce di qualcuno che ti apprezza è una soddisfazione molto più grande. Soprattutto per chi, come me, ha tutta la sua personalità racchiusa in un’opera.

More of Giorgia Napoletano’s work here

Comments
One Response to “Showcase: Giorgia Napoletano”
  1. terry1954 says:

    AWESOME PICS, HAPPY EASTER

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