Showcase: Thomas Czarnecki

Thomas Czarnecki comes from North of France and studied advertising in Belgium, at St Luc, because he believed it was a good compromise between art and real life. Today, he works both as Art Director at Leo Burnett offices in Paris and as freelancer, in order to preserve the freedom photography brings to his life. 
 

Interviewed by Chiara Costantino

[Scroll down for Italian translation]

Hi Thomas! How did you come to photography?

I started studying advertising, as I said. Then I created Mustribe, a creative crew, together with a good friend who is another Art Director. Mustribe is a laboratory of creative experience which sees painters, graphic designers, typographers, photographers and others coming together to express themselves.  No rules. No constraints. Everyone indeed does what she/he likes and what does best.  Twice a year we organise exhibitions where all these forms of expressions come together.

Are there photographers who influenced you?

Concerning photography, I like  Eugenio Recuenco, David Lachapelle, Guy Bourdin or my friends Olvier Foulon and Olivier Lecerf –  just a few. I also like the darkness aesthetics, I have always been attracted by the world of movies, for example David Fincher’s Se7en or Tim Burton and David Lynch. Obviously, I take great inspiration from the digital world, the web: I can surf for hours going through a visual adventure I bring inside me.  

Your series “From Enchantment to Down” features some famous Disney’s female characters who have been presumably murdered. Why did you make this choice?

The Little Mermaid, Cinderella, Sleeping Beauty, Alice in Wonderland… So many Disney characters are embedded in the collective culture as sweet and innocent creatures that I decided to get out of their recognized fairy-tale frame and universe.  In my personal work : “From enchantment to Down” I staged these same childhood heroines against the ground. By doing this, on one hand I wanted to create a sort of clash and culture shock between  the naive universe and the innocence of the fairy tales, on the other hand I wanted to make a comparison between those different aspects  : a dark reality that is part of our common culture and which is incessantly provided to us  through the darker side and imagery, which is broadcasted through tv, cinema and other media.

Why did not you choose male characters?

Male characters are less inspiring and less innocent, I wanted to create a contrast between innocence and a brutal reality.

Is your series “Vestige of a Childhood” autobiographical?

«Vestige of a Childhood » is a photo report on some neighborhood  where I grew up, now abandoned, it is not autobiographical just nostalgic.

Have you done any commercial work or will you do it? In this case how do you think commercial work could affect the way you shoot?

The way I work differs from project to project. In advertising there is generally more money and working conditions are more confortable. When I shoot in my professional universe, I usually have an assistant, one or more professional models, a stylist, a location hunter and everything a good production crew can provide.

Analogic or digital?

Always digital, except for my holiday photos.

Do you start manipulating a picture when you frame it?

When I work for myself and do personal things, all the above mentioned people in the production crew are turned into one : and that’s me. I do everything from start to finish, from top to bottom and everything in between.  Not always easy, I admit, and sometimes it requires a tremendous amount of energy, but the result is basically more rewarding, because the final result is about me and the story I want to tell, in the way I want to tell it.

How intensive is your use of photomanipulation programs?

I don’t use photomanipulation programs too much, sometimes it is necessary for colors or to clean some parts, but for me it does not matter, only the result is important.

Did Internet change people’s attitude toward photography? And yours?

Internet does not change people’s attitude toward photography. It makes it more accessible. It’s an inexhaustible source of inspiration.

What are your goals as an artist?

Expressing myself!

More of Thomas Czarnecki’s work here

**Italian Translation**

by Chiara Costantino
 

Thomas Czarnecki viene dal nord della Francia e ha studiato grafica pubblicitaria in Belgio, al St Luc, perché credeva fosse un buon compromesso tra l’arte e la vita reale. Oggi lavora sia come direttore artistico presso gli uffici Leo Burnett a Parigi che come fotografo freelance, per conservare la libertà che la fotografia ha portato nella sua vita.

Ciao Thomas! Come sei arrivato alla fotografia?

Ho iniziato con lo studiare grafica pubblicitaria, come ho detto. Poi ho creato Mustribe, una compagnia creativa, insieme con un buon amico che è anche un altro direttore artistico. Mustribe è un laboratorio di esperienza creativa che vede pittori, designer di grafica, tipografi, fotografi e altri insieme per esprimere se stessi. Niente regole, niente costrizioni. Ognuno fa davvero ciò che gli piace e ciò  che gli riesce meglio. Due volte all’anno organizziamo mostre dove tutte queste forme di espressione si uniscono.

Ci sono fotografi che ti hanno influenzato?

Per quanto riguarda la fotografia, mi piace  Eugenio Recuenco, David Lachapelle, Guy Bourdin o i miei amici Olvier Foulon e Olivier Lecerf –  giusto per citarne qualcuno. Mi piace anche l’estetica dell’oscurità, sono sempre stato attratto dal mondo dei film, per esempio Se7en di David Fincher o Tim Burton o David Lynch. Ovviamente, traggo grande ispirazione dal mondo digitale, la rete: posso navigare per ore attraverso un’avventura visuale che porto dentro di me.

La tua serie “From Enchantment to Down” ritrae alcuni famosi personaggi femminili Disney che sono stati apparentemente assassinati. Perché hai fatto questa scelta?

La Sirenetta, Cenerentola, la Bella Addormentata, Alice nel paese delle meraviglie… Così tanti personaggi Disney sono radicati nella cultura collettiva come creature dolci e innocenti, che ho deciso di valicare  la loro cornice di storia fiabesca universalmente accettata. Nel mio lavoro personale, “From Enchantment to Down”, ho posto queste stesse eroine dell’infanzia contro il suolo. Facendo ciò, da una parte volevo creare una sorta di scontro e di shock culturale tra l’universo ingenuo e l’innocenza delle fiabe, dall’altra parte volevo fare un paragone tra quegli aspetti diversi: una realtà oscura che è parte della nostra cultura comune e che ci è fornita incessantemente attraverso il lato più oscuro e il simbolismo, che ci viene trasmesso dalla tv, dal cinema e altri media.

Perché non hai scelto personaggi maschili?

I personaggi maschili sono meno stimolanti e meno innocenti, volevo creare un contrasto tra innocenza e realtà brutale.

La tua serie “Vestige of a Childhood” autobiografica?

“Vestige of a Childhood” è un reportage fotografico su un sobborgo dove sono cresciuto, ora abbandonato, non è autobiografico, semplicemente nostalgico.

Hai mai realizzato qualche lavoro commerciale o lo farai? In questo caso, come pensi che il lavoro commerciale possa influenzare il modo in cui scatti?

Il modo in cui lavoro differisce da progetto a progetto. Nella pubblicità circola di solito più denaro e le condizioni di lavoro sono migliori. Quando faccio fotografie nel mio mondo lavorativo, di solito ho un assistente, uno o più modelli professionisti, uno stylist, un cacciatore di location e ogni cosa che un buon gruppo di produzione possa fornire.

Analogico o digitale?

Sempre digitale, tranne per le mie foto delle vacanze. 

Inizi a manipolare una foto quando cerchi l’inquadratura?

Quando lavoro per me stesso e faccio cose personali, tutte le persone menzionate sopra nella compagnia di produzione diventano una: e quella sono io. Faccio ogni cosa dall’inizio alla fine, da cima a fondo e tutto ciò che sta nel mezzo. Non è sempre facile, lo ammetto, e a volte richiede una tremenda quantità di energie, ma il risultato è di base più soddisfacente, perché il risultato finale è qualcosa che riguarda me e la storia che voglio narrare, nella maniera in cui voglio narrarla.

Quanto è intenso il tuo uso dei programmi di fotomanipolazione?

Non uso molto i programmi di fotomanipolazione, a volte è necessario per i colori o per pulire alcune zone della foto, ma per me non importa, solo il risultato conta.

Internet ha cambiato l’atteggiamento delle persone verso la fotografia? E il tuo?

Internet non cambia l’atteggiamento delle persone verso la fotografia. La rende più accessibile. E’ una fonte inesauribile di ispirazione.

Quali sono i tuoi obiettivi come artista?

Esprimere me stesso!


Comments
8 Responses to “Showcase: Thomas Czarnecki”
  1. Stephen says:

    these are amazing!

  2. Mi piace il suo punto di vista perchè ogni volta si arriva tardi sulla scena e quel che doveva succedere è già successo! :-)

  3. Very unique! love it

  4. Maren says:

    A great story teller

  5. Joe Labriola says:

    Wow, the use of light and dark shade is very Caravaggioesque! Beautiful

  6. Amazing stuff! Thanks for finding and sharing.

  7. andrea turno says:

    excellent photography, beautiful work

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